Emilio Solfrizzi

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Sorrisi e Canzoni TV – 02 maggio

Non perdetevi il mio Guerrieri, sembra Montalbano

MARIA GIULIA COMOLLI
foto A. e T. Bonaventura

È un antieroe. Ha un profondo senso della giustizia. E come il commissario di Camilleri è legato appassionatamente alla sua terra. “Ci sono molte affinità tra questo personaggio e me” confessa Emilio Solfrizzi. “Tanto per cominciare siamo persone normali. Anzi, banali…”

Foto Emilio Solfrizzi Uno qualunque. “Banale, se volete”. Per Emilio Solfrizzi interpretare una sorta di “uomo senza qualità” non è un’offesa, anzi. “È una bella sfida dare spessore a un personaggio normale, nel vero senso della parola. Non un eroe, un paladino di chissà quali cause, men che meno un indistruttibile. Semplicemente uno che ha un certo senso della giustizia e dell’umanità e che, messo sotto pressione, non riesce a stare fermo nell’angolo”. Questo è il suo Guido Guerrieri, l’avvocato nato dalla fantasia del magistrato-scrittore Gianrico Carofiglio. I due thriller tv tratti dai suoi bestseller “Testimone inconsapevole” e “Ad occhi chiusi”, prodotti dalla Palomar di Carlo Degli Esposti e diretti da Alberto Sironi, saranno in onda su Canale 5 nella prossima stagione. “Sorrisi” era sul set a Trani (Bari) e, nelle scorse settimane, a Roma per la ripresa della lavorazione, dopo un’interruzione provocata da un piccolo infortunio di Solfrizzi.
“Pugliese come me, questo Guerrieri” osserva l’attore protagonista. “Per dimostrare che era nel mio destino interpretarlo potrei dire che come Guerrieri sono appassionato di musica e ho il suo stesso senso dell’ironia, che ho una moglie avvocato, che sono amico da anni di Carofiglio, che ho studiato con metodo le tecniche di interrogatorio. Invece, più semplicemente, la vera affinità è che sono un tipo medio, esattamente come lui”. Guerrieri è solo meno fortunato. “È stato lasciato dalla moglie, soffre pure di attacchi di panico.
Però si ritrova coinvolto in due casi durissimi, quello di un extracomunitario accusato dell’omicidio di un bambino e quello di una ragazza perseguitata dall’ex fidanzato violento ma intoccabile perché figlio di un potente. E in queste due occasioni tira fuori gli attributi!”. Accanto a Solfrizzi, c’è Chiara Muti nei panni di Margherita, ex alcolista e nuova compagna di Guerrieri.
“Donna brillante e molto femminile, Margherita deve rappresentare una sferzata di energia per Guerrieri” racconta. “È questa sua leggiadria la sfida più difficile per me che, in generale, tendo a essere più ombrosa e malinconica”. Del cast di “Ad occhi chiusi” fanno parte anche Stefano Dionisi e Margot Sikabonyi, rispettivamente nei panni del pazzo violento e della ex fidanzata da lui perseguitata. Assistere, su un terrazzo a due passi dal porto di Trani, allo spettacolo di Dionisi che massacra di botte l’eterea Maria di “Un medico in famiglia” fa un certo effetto… “Non escludo di essere stata scelta per questo ruolo di vittima proprio perché ero la biondina dall’aria “perbenino”della fiction della domenica sera” scherza Margot Sikabonyi. “Spero solo di non scioccare i piccoli fan del “Medico in famiglia”. Però devono capire che un’attrice è tale solo se ogni tanto cambia”. Chi non cambia quasi mai è Dionisi: “Sono abbonato ai ruoli da psicopatico, violento, viscido o quando va bene tormentato” riconosce, alludendo anche al proprio ruolo scabroso nel film “Raul – Diritto di uccidere” appena uscito al cinema. Il tribunale in cui lavora Guerrieri è stato costruito negli studi De Paolis di Roma. “La liturgia forense italiana non è brillante come quella americana” premette il produttore esecutivo Claudio Mancini. “Così abbiamo creato un’aula con le pareti mobili in modo da permettere inquadrature inusuali che vivacizzino il ritmo delle udienze”. Il resto degli ambienti utilizzati per le due puntate è perlopiù di Trani. “Questo perché la connotazione geografica è fondamentale nelle storie di Guerrieri” assicura il regista Alberto Sironi: lo stesso che ha dato vita, colori e aromi alla Sicilia televisiva del “Commissario Montalbano”. “La Puglia, questa parte di Puglia, non è un semplice sfondo, è quasi un personaggio e sicuramente dà un’impronta netta alla vicenda”. Lombardo “doc” di Busto Arsizio (Varese), Sironi sembra particolarmente portato a mettere in scena il Sud: “Ci sono analogie tra Montalbano e Guerrieri: entrambi sono irrimediabilmente intrisi degli umori della loro terra e non potrebbero stare altrove. Entrambi si muovono in paesi di provincia dalle atmosfere un po’ ovattate. E, salvo rare eccezioni, senza motori. È una mia mania: che sia Vigàta o Trani, la mia regola è: via le automobili dalle inquadrature. E la differenza, sullo schermo, si fa sentire”.

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